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Buoni Fruttiferi: il Cointestatario Vivente ha diritto alla Liquidazione integrale del Buono?

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Il COINTESTATARIO VIVENTE HA DIRITTO ALLA LIQUIDAZIONE INTEGRALE DEL BUONO?

Il Tribunale di Monza con la recentissima ordinanza del 04.06.2019, depositata in data 03.07.2020, ha condannato Poste Italiane s.p.a. a rimborsare oltre 90.000,00 Euro di buoni postali in favore di una persona cointestataria del buono unitamente ad altri due cointestatari nel frattempo deceduti.

Poste Italiane s.p.a., come sempre accade in questi casi, è solita rifiutarsi di liquidare il buono postale fruttifero senza la denuncia di successione e senza la quietanza congiunta di tutti gli aventi diritto.

Il rifiuto di Poste Italiane s.p.a. è causa di gravi danni per il possessore del titolo che, nella stragrande maggioranza dei casi, è impossibilitato a reperire tutti gli aventi diritto nel caso di un contitolare del buono premorto.

Il cointestatario vivente quindi, visto il rifiuto opposto da Poste Italiane s.p.a., o accantona il buono con la consapevolezza di non poterlo più riscuotere oppure deve necessariamente chiamare in causa Poste Italiane s.p.a.

Non giova neppure la Giurisprudenza, spesso altalenante su casi simili.

Ciò anche in quanto la disciplina dei buoni postali fruttiferi è stata soggetta a continue modifiche, abrogazioni, novità normative che hanno causato un “intrico normativo per nulla coerente con l’esigenza di certezza del diritto” (così Trib. Lecco, 23.03.2017).

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Buoni Postali Fruttiferi: il principio espresso dal Tribunale di Monza

Ma veniamo al principio espresso dal Tribunale di Monza.

Secondo il Giudice monzese le disposizioni normative applicabili al caso di specie non prevedono “alcun diverso adempimento neppure nel caso in cui uno dei cointestatari sia deceduto”. Continua il Tribunale “d’altra parte, se fra i cointestatari, in vita, si era stabilita la reciproca pari facoltà di rimborso, non si vede per quale motivo, in assenza di specifica norma, il decesso di uno di essi dovrebbe modificare la struttura della legittimazione concordemente e liberamente stabilita dagli aventi diritto al momento della sottoscrizione”.

Sul punto si era già espressa la Corte di Appello di Milano stabilendo che “ai buoni fruttiferi postali con clausola di pari facoltà di rimborso emessi antecedentemente all’entrata in vigore del D.M. 19.12.2000 debba applicarsi la disciplina contenuta nel D.P.R. n. 156/1973 e nell’art. 208 del regolamento di esecuzione del 1989. In applicazione della suddetta normativa, dunque, il rimborso del buono fruttifero non è subordinato ad alcuna particolare o specifica modalità di riscossione e consente al portatore e cointestatario del titolo, avvalendosi della clausola di pari facoltà di rimborso, di chiedere a vista all’ufficio postale di emissione il pagamento dell’intero importo del buono, comprensivo degli interessi maturati, senza che sia necessaria, anche nell’ipotesi di altro cointestatario del medesimo buono, la quietanza congiunta degli aventi diritto”.

Dunque, in applicazione delle norme citate, il rimborso del buono postale non è subordinato a nessuna particolare modalità di riscossione del buono consentendo quindi al portatore di chiedere a vista il pagamento dell’intero buono senza che sia necessaria, anche nell’ipotesi di decesso di altro cointestatario, la quietanza congiunta di tutti gli aventi diritto.

Causa seguita dall’Avv. Giuseppe Chiarella del Foro di Lecco

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