cartella clinica e la prova della responsabilita sanitaria

L’incompletezza della cartella clinica e la prova della responsabilità sanitaria

Cosa accade se, dopo aver subito un danno da malasanità, si scopre che la cartella clinica è incompleta risultando quindi difficile per il paziente – danneggiato dimostrare una eventuale colpa medica?

Ha risposto a questa domanda con una sentenza ben scritta il Tribunale di Como per il quale l’incompletezza della cartella clinica costituisce una circostanza di fatto che il Giudice può utilizzare per ritenere sussistente il nesso di causa tra la condotta dei sanitari della struttura ospedaliera e i danni lamentati dal paziente.

Il Tribunale comasco ripercorre sul punto anche una sentenza della Suprema Corte per la quale “in tema di responsabilità professionale sanitaria, l’eventuale incompletezza della cartella clinica è circostanza di fatto che il giudice può utilizzare per ritenere dimostrata l’esistenza di un valido nesso causale tra l’operato del medico e il danno patito dal paziente soltanto quando proprio tale incompletezza abbia reso impossibile l’accertamento del relativo nesso eziologico e il professionista abbia comunque posto in essere una condotta astrattamente idonea a provocare il danno”.

Del pari, è stato affermato che “la difettosa tenuta della cartella clinica da parte dei sanitari non può pregiudicare sul piano probatorio il paziente, cui anzi, in ossequio al principio di vicinanza della prova, è dato ricorrere a presunzioni se sia impossibile la prova diretta a causa del comportamento della parte contro la quale doveva dimostrarsi il fatto invocato. Tali principi operano non solo ai fini dell’accertamento dell’eventuale colpa del medico, ma anche in relazione alla stessa individuazione del nesso eziologico fra la sua condotta e le conseguenze dannose subite dal paziente”.